Tre giovani musicisti si incontrarono nell’estate del 1992 durante il saggio di fine anno degli allievi della Scuola di Musica Moderna di Ferrara: da quell’incontro ebbe origine il nucleo dei Free Jam. Il cantante e tastierista Davide Candini ed il chitarrista Michele Mazzoli cercavano da tempo di formare una band che potesse suonare il repertorio di formazioni blues rock come la Allman Brothers Band, i Lynyrd Skynyrd e gli Eagles: Iarin Munari sembrò proprio essere il batterista che faceva al caso loro, e le prime prove in trio confermarono l’impressione iniziale. Ma per formare una vera band in grado di ricreare le sonorità del rock sudista, mancavano ancora all’appello alcuni componenti fondamentali: per questo motivo, nel giro di pochi mesi si unirono al gruppo un secondo chitarrista, Paolo Cocchi, che con la sua Gibson Les Paul aggiungeva le giuste frequenze alla Fender Stratocaster di Michele, ed il bassista Alberto Mari. Presto, però, per un batterista con le capacità tecniche ed il gusto musicale di Iarin, divenne evidente che limitare il repertorio della band al rock e al blues sarebbe stato uno spreco. Iniziarono così le incursioni nel funk di James Brown e nel pop sofisticato dei Toto. La consapevolezza di far parte di un progetto nel quale ciascun membro potesse proporre brani senza preoccuparsi della coerenza stilistica portò di lì a poco alla scelta del nome “Free Jam“: ispirato al titolo del brano Freeway Jam di Jeff Beck, descriveva perfettamente il desiderio di sperimentazione della band. E con la sperimentazione nacquero anche i primi brani originali e gli “arrangiamenti arditi” di alcuni classici del rock.

Nel 1993 la band iniziò a tenere concerti in diversi locali e festival, spesso accompagnata da una sezione fiati, e nel corso dei due anni successivi continuò a rafforzare la propria esperienza live e ad arricchire il proprio repertorio con nuovi brani originali (tra i quali le primissime versioni di Dancing in the Street e This Time) che permisero ai Free Jam di vincere alcuni concorsi musicali, guadagnando palchi sempre più prestigiosi.

Nonostante l’inaspettato successo, nel corso del 1996, come inevitabilmente accade in molte giovani band, l’attività rallentò a causa dei percorsi paralleli che ciascun membro aveva nel frattempo intrapreso: al termine dell’estate, senza che i Free Jam fossero formalmente sciolti, la collaborazione venne sospesa. Da quel momento, per Iarin iniziò una intensa attività come musicista professionista, mentre gli altri componenti continuarono a coltivare i propri interessi musicali in ambiti diversi.

Nell’estate del 1997, tuttavia, gli organizzatori di un festival musicale di Ferrara contattarono Iarin e Davide per poter avere i Free Jam tra le band in cartellone: una telefonata tra i due fu sufficiente a far rinascere la voglia di suonare insieme. Poiché era ancora forte il legame del trio originario, inoltre, fu data per scontata la partecipazione di Michele, mentre al basso fu chiamato Massimliano Pedrazzi, musicista con il quale sia Iarin che Davide avevano già collaborato in precedenza. Il successo riscosso dalla nuova formazione durante quel concerto, in occasione del quale furono composte ed eseguite per la prima volta Catch the Monkey e JB Groove, convinse Iarin, Davide e Michele a riprendere il progetto, questa volta, anche grazie alla complicità del “nervoso” stile bassistico di Massimliano, con una più evidente impronta funky. Negli anni successivi, i Free Jam continuarono ad esibirsi regolarmente e a costruire uno stile fortemente personale sia nella scrittura dei brani inediti che nella rivisitazione del repertorio non originale, fino a quando, nel corso del 2002, la band decise di interrompere l’attività per permettere a ciascuno dei suoi membri di dedicarsi ai propri progetti individuali.

Salvo alcune sporadiche reunion successive, quello del 2002 sembrava davvero essere stato lo scioglimento definitivo dei Free Jam. Ma nel marzo del 2010, a più di quattro anni dall’ultima esibizione su uno stesso palco, Iarin e Davide si incontrarono in una inaspettata jam session: ancora una volta, il piacere di suonare insieme li portò, nel giro di pochi giorni, a riprendere la collaborazione.

Per il nuovo corso, le premesse furono differenti rispetto al passato: i Free Jam sarebbero rinati con il proposito di incidere un album di brani inediti e l’intenzione di dedicarsi alla promozione dell’album e dell’attività live in modo professionale. Iarin coinvolse nel progetto l’amico bassista Roberto Catani ed il chitarrista Emanuele Zullo. Le prove per costruire i brani da incidere inziarono alcune settimane più tardi e proseguirono fino al dicembre del 2010, e nel gennaio 2011 il gruppo si ritrovò in studio per le prime sessioni di registrazione. Iarin mise tutta la propria esperienza nel nuovo progetto, dirigendo gli arrangiamenti, coinvolgendo altri musicisti per incidere strumenti aggiuntivi e operando direttamente anche nelle fasi di editing, mixing e mastering delle tracce.

Quando, a gennaio 2012, riprendono le prove per la preparazione del repertorio live, viene chiamato ad unirsi alla formazione il chitarrista Enrico Cipollini.

Nell’ inverno 2014 si uniscono al gruppo il cantante ferrarese Fabio Anibaldi e il sassofonista ravennate Alessandro Scala.

What About The Funky?” viene mandato in stampa nel marzo del 2012 ed è ufficialmente rilasciato in Aprile. Da Maggio 2012 invece i Free Jam cominciano la loro nuova attività live.